MILANO (Reuters) - La sentenza con la quale la settimana scorsa la Terza sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due studenti torinesi, stabilendo che nel loro caso l'aver creato un network per lo scambio di file di musica, video e videogiochi, per la quale erano stati condannati, non era reato perché realizzata non a fini di lucro, ha provocato commenti entusiasti ed increduli tra gli appassionati del file sharing.
Ma gli esperti interpellati da Reuters concordano sul fatto che la sentenza, su un caso avvenuto prima dell'entrata in vigore dell'attuale normativa, non costituirà un precedente. E scaricare file protetti rimanga un reato ed un illecito.
"Non emerge dall'accertamento di merito la finalità lucrativa cui sarebbe stata destinata la detenzione e, tanto meno, un eventuale fine di commercio della stessa", si legge nella sentenza della Cassazione, espressasi sul caso dei due studenti, accusati di aver duplicato ed immagazzinato in un server giochi, video cd e film messi a disposizione per lo scambio e condannati in appello ad una pena detentiva convertita in ammenda.