Una soluzione ideale, anche in contesti ospedalieri, per tenere sotto controllo tutti i casi con pazienti difficilmente gestibili o dalla memoria corta. L’idea si basa sul Rfid (identificazione a radio frequenza), un microchip e un’antenna in grado di segnalare dati a distanza, tecnologia fino ad oggi utilizzata per risolvere problemi legati alla dislocazione delle merci in magazzini e negozi, all’antitaccheggio, agli accessi controllati in aree riservate e più in generale all’identificazione, come dimostra l’iniziativa del Governo americano di inserire le etichette Rfid nei passaporti.
La novità presentata da Kodak è che l’etichetta a radiofrequenza è non soltanto ingeribile, ma anche digeribile, dato che è realizzata con componenti organici. Il dispositivo esterno che effettua il monitoraggio sulle pillole avrà la certezza non soltanto che il malato ha inghiottito, ma che la medicina è stata distrutta dagli acidi dello stomaco: quando questo avviene, l’etichetta smette di segnalare la propria esistenza al ricevitore. E se si considera che i composti con cui si realizzano le pillole e le relative etichette possono essere di diverso tipo, il medico sarà in grado di effettuare diagnosi semplicemente valutando quali (o in quali tempi) composti si distruggono nello stomaco e quali no.